Arte al Chiodo 2011
Dino
Catalano
In punta di piedi
Dipinti

città
Sermoneta
periodo in cui si svolge l'evento 16 aprile
2011 – 29 maggio 2011
inaugurazione sabato 16 aprile – h.19,00
autori Dino Catalano
curatore Claudio Muolo
titolo dell'evento “In punta di piedi”
- Dipinti
titolo della rassegna“Arte al Chiodo
2011”
luogo "il Chiodo di Sermoneta" spazio
d'arte
indirizzo Piazza del Popolo, 13 - Sermoneta
(LT)
recapiti mail barcla@email.it
recapiti telefonici 3474096112
orari 10,00-13,30 \ 17,00-21,00
Ass. Cult. "il Chiodo di Sermoneta"
patrocinio Comune di Sermoneta
orari 10,00-13,30 \ 17,00-21,00
collaboratori studio maRAMEo- lampade artistiche
- Ass. Cult. “il Chiodo di Sermoneta”
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la rassegna “Arte al Chiodo 2011”, curata da Claudio
Muolo e allestita presso lo spazio d’arte Il Chiodo di
Sermoneta, che affaccia sulla piazza del Popolo della cittadina
lepina. Domani, sabato 16 aprile, con inizio alle ore 19, si
terrà l’inaugurazione della mostra “In punta
di piedi”, coi dipinti di Dino Catalano. L’appuntamento
si aprirà con la presentazione della professoressa Maria
Di Tano, a cui seguirà l’intervento dell’autore.
Infine il concerto dei We Don’t Care About Names. Tra
le opere, le lampade artistiche dello studio maRAMEo.
Con la sua personale, Dino Catalano aprirà la terza edizione
di Arte al Chiodo, e sarà il primo artista del territorio
ad esporre nel corso del triennio della rassegna.
«Si tratta – spiega Claudio Muolo - di una mostra
nata dopo un difficile lavoro di esclusione, in realtà
una di una decina di ricche personali possibili, tutte ugualmente
valide, che Dino potrebbe tenere in contemporanea. Ci siamo
soffermati su cinque temi a lui cari: il ritratto, il paesaggio
urbano, il paesaggio naturalistico, la figura femminile, Penelope,
e per ognuno abbiamo scelto ciò che al momento ci pareva
più interessante».
Dino Catalano ama definirsi un pittore per caso, e sicuramente
non è unico tra gli artisti ad aver scoperto questa vocazione
quando per l’appunto un caso, violento e imprevisto, ha
fatto irruzione nella successione degli eventi quotidiani. E’,
infatti, a partire da una diagnosi medica che Dino comincia
a dipingere, sedici anni fa, da autodidatta. Prima di allora
alcuni tentativi giovanili ma nulla di più. Da allora
l’artista, che già dai primi lavori rivela un ottimo
controllo del disegno e un grande intuito nell’uso del
colore, ha dimostrato una capacità di crescita rapidissima.
Costretto a momenti d’inattività che si ripetono
a intervalli periodici ravvicinati, lui reagisce vivendo all’ennesima
potenza, sulla tela, i momenti propizi.
«Tutto è attività e movimento nei suoi quadri
– prosegue Muolo - dove non sono le linee a creare le
fughe, lo sono le scale cromatiche, personalissime e talvolta
al limite dell’azzardo. Perderlo di vista per un anno
equivale a perdere di vista per cinque anni un pittore che svolge
la sua attività a tempo pieno; ed è inutile aspettarsi
di ritrovarlo al lavoro sullo stesso tema, perché nel
frattempo lo ha portato ad esaurimento ed è passato a
tutt’altro. Visitare il suo atelier è un’esperienza
che lascia il segno. A parte la simpatia della persona, non
solo sulle pareti ma ovunque, talvolta inverosimilmente accatastate,
ci sono talmente tante tele dipinte, una tale folla di meraviglie
eseguite ad olio spatolato con precisione istintiva, che uscendo
ci vuole del tempo per riprendersi. L’esperienza è
di quelle che disorientano: si resta a lungo segnati interiormente
dall’abbuffata di immagini e colori».
Anche “In punta di piedi”, che sarà visitabile
sino al 29 maggio con ingresso libero, beneficia come tutta
la rassegna “Arte al Chiodo 2011” del patrocinio
del Comune di Sermoneta.
«Comincia la terza edizione di Arte al Chiodo –
conclude Luigi Ferdinando Giannini, presidente dell’Associazione
culturale “il Chiodo di Sermoneta” – con un
artista capace di trasmettere forti emozioni sulla tela. Anche
quest’anno sarà Claudio Muolo a curare tutti gli
eventi della rassegna, che vuole arricchire il nostro spazio
d’arte proponendo un’offerta varia ed articolata,
di sicuro interesse».
[ il
comunicato stampa ]
Nel
gioco delle associazioni verbali, una parola che istintivamente
assocerei alla pittura di Dino Catalano è “primavera”,
forse anche condizionato dallo spettacolo a cui assisto in questo
momento dalla finestra che affaccia sui Monti Lepini: l’albero
di Giuda in fiore, e così il biancospino, il pruno selvatico…
l’odore delicato che sale dalla zagara proprio qui sotto,
cui lo stridio dei balestrucci fa da colonna sonora.
La
primavera rappresenta un concentrato esplosivo di vita, la vita
che approfitta del momento propizio per esprimere al massimo
la bellezza. E’ un momento magico, cinetico, preceduto
dalla stasi del freddo che gela e seguito da quella del caldo
che secca…
Dino
ama definirsi un pittore per caso, e sicuramente non è
unico tra gli artisti ad aver scoperto questa vocazione quando
per l’appunto un caso, violento e imprevisto, ha fatto
irruzione nella successione più o meno graduale degli
eventi quotidiani. E’, infatti, a partire da una diagnosi
medica che Dino comincia a dipingere, sedici anni fa, da autodidatta.
Prima di allora alcuni tentativi giovanili ma nulla di più.
Da
allora l’artista, che già dai primi lavori rivela
uno sconcertante controllo del disegno e un grande intuito nell’uso
del colore, ha dimostrato una capacità di crescita rapidissima;
di fatto pare che la primavera si compia in lui quotidianamente,
come se il ciclo delle stagioni si alternasse nella sua vita
più volte al giorno. Costretto a momenti d’inattività
che si ripetono a intervalli periodici ravvicinati, lui reagisce
vivendo all’ennesima potenza, sulla tela, i momenti propizi.
Tutto è attività e movimento nei suoi quadri;
dove non sono le linee a creare le fughe, lo sono le scale cromatiche,
personalissime e talvolta al limite dell’azzardo. Perderlo
di vista per un anno equivale a perdere di vista per cinque
anni un pittore che svolge la sua attività a tempo pieno;
ed è inutile aspettarsi di ritrovarlo al lavoro sullo
stesso tema, perché nel frattempo lo ha portato ad esaurimento
ed è passato a tutt’altro. Visitare il suo atelier
è un’esperienza che lascia il segno. A parte la
simpatia della persona, non solo sulle pareti ma ovunque, talvolta
inverosimilmente accatastate, ci sono talmente tante tele dipinte,
una tale folla di meraviglie eseguite ad olio spatolato con
precisione istintiva, che uscendo ci vuole del tempo per riprendersi.
L’esperienza è di quelle che disorientano: si resta
a lungo segnati interiormente dall’abbuffata di immagini
e colori; e siccome lo spazio per muoversi è ridotto
per via della massa di tele, di cui parecchie fresche e freschissime,
è impossibile non rimanere “segnati” anche
fuori (non scherzo, il mio cappotto macchiato forse in modo
indelebile ne è la prova).
“In
punta di piedi” è il titolo della personale con
cui Dino Catalano aprirà la terza edizione della rassegna
Arte al Chiodo, una mostra nata dopo un difficile lavoro di
esclusione, in realtà una di una decina di ricche personali
possibili, tutte ugualmente valide, che Dino potrebbe tenere
in contemporanea. Ci siamo soffermati su cinque temi a lui cari:
il ritratto, il paesaggio urbano, il paesaggio naturalistico,
la figura femminile, Penelope, e per ognuno abbiamo scelto ciò
che al momento ci pareva più interessante.
Volgo
nuovamente lo sguardo alla finestra e ritrovo lo spettacolo
di questa pellicola volatile e sottile che è la vita,
unica nell’universo da noi conosciuto; mi vengono in mente
i paesaggi di Tullio Pericoli. E immagino Dino, il nostro pittore
per caso, mentre crea sulla tela la sua magia: come un ballerino
un po’ ebbro, allenta la parte radicale e si dispone alla
dimensione aerea, alla leggerezza. In punta di piedi.
Claudio Muolo
La mostra aprirà sabato 16 aprile alle h.19,00 con la
presentazione della Prof.ssa Maria Di Tano e l’intervento
di Dino Catalano.
Seguirà il concerto dei We Don’t Care About Names.
Tra le opere, le lampade artistiche dello studio maRAMEo .

[
il comunicato
stampa ]